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Una Grande Riserva, quindi, da imbottigliare separatamente
solo nelle annate grandi.
Ero consapevole che questo percorso fosse ben più lungo, faticoso e dispendioso,
quanto a mezzi ed energie impiegate, rispetto a quello del semplice assemblaggio.
Ero però profondamente convinto, e lo sono tuttora, che affrontando il
problema alla base, con sapienza, meticolosa pazienza ed applicazione,
avrei potuto ottenere, nel tempo, i risultati auspicati. Per fare questo
dovevo, agire a monte del vino, sull'unica ed autentica origine di ogni
grande vino, ovvero il vigneto, introducendo tutte le modifiche che potevano
apportare dei miglioramenti al vigneto, al vitigno, ed all'uva, per consentirgli
di esprimersi più compiutamente.
Dovevo pertanto:
- selezionare
cloni con caratteristiche ampelografiche particolarmente buone, in
grado di produrre uva di superiore qualità;
-
estirpare le parti del vigneto che offrivano i risultati qualitativi
meno soddisfacenti e funzionali al mio progetto;
- realizzare lavori
di miglioramento al terreno, come drenaggi e spostamenti di grandi
masse di terra dalla base verso la sommità, per riportarlo nella sua
conformazione originaria e, dalla profondità alla superficie, per
estrarre tutti i micro e macro-elementi compositivi naturali non sfruttati;
- reimpiantare
i cloni precedentemente selezionati.
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Vigna
"1N" ad inizio spostamento terreno
verso la sommità
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Vigna
"1N" a
metà dei lavori
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Già mio padre Giuseppe,
"Gepin" per gli amici, aveva lucidamente individuato all'interno del vigneto
MONPRIVATO un'area, (una "tourna" nel dialetto langarolo), dove un particolare
clone di Michét piantato da suo padre Maurizio nei primi anni Venti offriva
risultati qualitativi superiori. Alla fine degli anni Cinquanta "Gepin"
selezionò queste viti di Michét, le moltiplicò e, nel 1963, le mise a
dimora nei siti contrassegnati dai numeri "2" e "3".
Era proprio questo il "clone di Michét", che, (arrivato il mio turno in
questa speciale "staffetta" formata da esperienze di vigna oralmente tramandate
di padre in figlio, ) vinificai separatamente nel 1970, per produrre la
prima annata del Barolo MONPRIVATO.
Un Barolo, questo MONPRIVATO 1970, che assaggiato dopo trent'anni si mostra
ancora stupendamente giovane e ricco di tutti i suoi componenti: profumo,
corpo, profondità e lunghezza, che stupiscono chiunque abbia l'opportunità
di assaggiarlo. E molto convincente ed intenso, anche nel colore.
Mi parve pertanto evidente che dovessi utilizzare proprio questo clone
per produrre un grande MONPRIVATO "riserva".
E per non privare il Barolo MONPRIVATO "normale" del positivo apporto
di questo clone, non mi restava altra strada che selezionarlo pazientemente
ed attentamente, innestarlo, moltiplicarlo, metterlo a dimora in un'altra
"tourna" (o parte di vigneto.) Anche perchè i grandi tecnici mi hanno
insegnato che ad ogni nuova selezione beneficia di ulteriori miglioramenti.
Così, nel 1983, iniziai a selezionare le viti migliori di questo vecchio
clone di Nebbiolo varietà Michét reimpiantato da "Gepin" e lungamente
acclimatato nel particolare terreno e microclima del vigneto MONPRIVATO,
grazie ad una permanenza in loco di oltre mezzo secolo.
Nel marzo 1987, al termine del quarto anno di selezione delle 3860 viti
da cui ero partito, potei prelevare le gemme delle 283 viti che avevano
dato risultati di qualità costante, in ognuno dei quattro anni di durata
della valutazione, in tutte le fasi vegetative: germogliamento, fioritura,
allegagione, invaiatura, maturazione.
Le innestai quindi su un portainnesto poco vigoroso, poco produttivo e
quasi in disuso, e le misi a dimora in un vivaio appositamente predisposto
per la riproduzione.
Contemporaneamente pensai ad individuare due punti del vigneto MONPRIVATO
dove procedere prioritariamente all'estirpo delle vecchie viti ed al reimpianto
delle nuove, contrassegnandoli in mappa con le sigle "1N" e "2N". Al termine
della vendemmia 1985 estirpai le viti del sito "1N" della superficie di
Ha. 1.02.12
Il terreno liberato dalle viti estirpate, nel 1986 fu oggetto di un grande
lavoro consistente nello:
- scasso profondo
e spostamento di grandi masse di terra, dalla base verso la sommità
per riportarla nella sua conformazione originaria e dalla profondità
alla superficie, per estrarre da quattro metri di profondità e riportare
in superficie la terra vergine non sfruttata e ancora ricca di macro
e micro-elementi naturali: calcare, boro, ferro, magnesio, manganese,
potassio, ecc, indispensabili alla vite per una produzione di qualità;
- costruzione
di drenaggi per convogliare le eventuali acque sotterranee e preservare
il terreno dalle erosioni.
Durante quest'opera
di sbancamento e drenaggio, dalla profondità di quattro metri affiorarono
blocchi di tufo arenario recanti lo stampo di fossili a forma d'alga e
conchiglie, che testimoniano l'origine marina di queste colline.
Al termine di questi lavori, il suolo estirpato
rimase libero da qualsiasi forma di coltura a riposare per tre anni, eseguendo
annualmente i lavori meccanici e manuali necessari per preservarlo dalle
erbe infestanti, ed arieggiare la terra vergine per favorirne la maturazione.

Impianto messo a dimora nel 1988
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Nella primavera del 1988 finalmente misi a dimora le nuove viti di Nebbiolo
varietà Michét selezionate e moltiplicate, con un impianto ad alta densità
di 5680 ceppi per ettaro, abbastanza inusuale per un vigneto di collina.
L'intera operazione, vista a posteriori, si potrebbe considerare come
una vera e propria sperimentazione di carattere viticolo volta al miglioramento
genetico di un clone. Un'operazione spettante ad un istituto di ricerca
o ad un ente pubblico, più che ad un privato viticoltore.
La filosofia di conduzione di questo nuovo vigneto è stata impostata applicando
le regole abitualmente seguite nella conduzione della restante superficie
del vigneto MONPRIVATO e di ogni altro vigneto di proprietà: ottenere
una qualità della "materia prima uva" perfetta sotto ogni punto di vista:
ideale condizione di maturazione dell'uva;
perfetta sanità del grappolo;
grande concentrazione nel grappolo dei suoi elementi costitutivi.
Per ottenere risultati ancora più importanti compresi che dovevo esasperare
ulteriormente le regole e le restrizioni già adottate dalla mia famiglia
in passato nella conduzione del vigneto MONPRIVATO, pertanto le applicai
nella fase di realizzazione pratica del progetto. Adottai dunque:
- una potatura
secca invernale ancora più corta, con 5-7 gemme (anziché 6-9 gemme)
a seconda della vigoria della singola pianta;
- l'eliminazione
primaverile dei grappoli non perfetti;
- il diradamento
estivo dell'uva in esubero rispetto alla capacità della singola pianta
di condurre a perfetta maturazione ogni grappolo;
- una produzione
di uva non superiore ai 50 quintali per ettaro;
- la raccolta
manuale dell'uva con cernita e pulizia severissime in vigneto, eliminando
singolarmente, acino per acino, tutti quelli non perfetti.
Nel
caso specifico della selezione massale "Cà d'MORISSIO", nelle
prime dieci vendemmie sinora realizzate, la produzione reale d'uva
è rientrata ogni anno nel limite massimo di 44 Q.li/Ha., che corrispondono
a 30,8 Hl./Ha. alla svinatura ed a 775 grammi per ceppo.

Potatura sito "1N"
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Anche in questa fase del progetto "Cà d'MORISSIO"
ho rigorosamente rispettato le regole già esposte precedentemente
per la Fase "1N", a salvaguardia dell'ambiente e dei terreni che
ospitano i vigneti.
Mi riferisco alla estrema limitazione del numero dei trattamenti
con fitofarmaci ed esecuzione di interventi integrati solo quando
indispensabili, al rifiuto di utilizzare prodotti diserbanti e
disseccanti per l'eliminazione delle erbe che infestano i vigneti,
ed all'utilizzo esclusivo di mezzi meccanici, integrati dalla
zappatura manuale.
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Diradamento sito "1N"
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Rammento che il mio modo di operare è ancora più severo dei dettami
del Regolamento CEE n°2078/92, che consente l'so di alcune varietà
di diserbanti e dissecanti ad impatto limitato.
La vinificazione della selezione massale MONPRIVATO "Cà d'MORISSIO",
come di tutta la produzione aziendale, è quella tradizionale,
che prevede fermentazioni e lunghe macerazioni di 25-28 giorni
del mosto vino a contatto con le vinacce e rimontaggi soffici,
per estrarre tutti i tannini nobili dall'uva.
L'affinamento si svolge in botti di rovere di Slavonia, della
capacità di 25-27 ettolitri, non nuove, ma cost antemente
sottoposte ad attenta manutenzione.
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